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il Premio

Silvio Vigliaturo

Abbiamo scelto il maestro Vigliaturo quale artefice dei premi “Il volto dell’eccellenza” proprio perché unanimemente considerato un testimone straordinario del nostro tempo e un lucido osservatore della condizione umana.

Volti e identità

Capace di rivisitare nei materiali e soprattutto nel vetro, medium privilegiato della sua arte, i temi e le modalità espressive della pittura, Silvio Vigliaturo ha realizzato i premi per ciascuna delle 6 edizioni delle “Eccellenze italiane”: per due di esse, compresa quella del 2022, ha creato delle sculture raffiguranti un “generale”, nelle quali individuare il pensiero e le capacità di Pericle; per le altre edizioni, invece, sono state realizzate sculture dal nome greco “ikonos” (nome che, nella sua semplicità, esalta la figura umana in quanto tale) oppure quelle chiamate “uomo universo” (che fanno riflettere sulla grandezza dell’uomo rispetto a tutto quello che esiste in cielo). Ma in tutte quante, sia nel “generale” che in “ikonos” che in “uomo e universo”, si riverberano, simbolicamente, le identità che le storie narrate nel volume intendono tracciare.

L’iconos come immagine di sé

“Iconos”, per andare alla radice del mondo di significati di cui le parole sono portatrici, per il maestro Vigliaturo non è solo l’immagine in sé e per sé, magari sacra, come si sarebbe portati a pensare, ma anche l’effigie particolare di uomini e donne capaci di lasciare un segno; “esseri” che, nel corso del loro cammino, hanno dimostrato di saper essere grandi non solo per quanto hanno realizzato ma, soprattutto, per ciò che sono.

Trasparenza e credibilità

La materia di cui le sculture sono costituite, trasparente e al tempo stesso intrinsecamente e plasticament espressiva, esaltata anche dal mirabile uso del colore, rappresenta in modo pregnante la credibilità di storie che possono considerarsi esemplari e che, proprio perché esemplari, alludono a significati che le trascendono.

Iconos come simbolo dell’umanità

Segni e simboli: in questo binomio uno dei segreti dell’arte. Il volto rappresenta, infatti, anche l’umanità. L’umanità buona, che agisce nel mondo e per il mondo; quella che produce e che nelle sue opere sa essere in prima linea; un’umanità variegata e positiva, rispettosa delle identità e delle diversità, accogliente e inclusiva.

La kalokagathìa

A tutto ciò che contrasta con questa concezione, e al “brutto” che avanza producendo distruzione e morte, l’artista contrappone un’umanità che può salvarsi solo attraverso il bello, come nell’ideale classico della kalokagathìa, quale cifra di un bene perfetto in cui bellezza e bontà sono un tutt’uno.